sabato 18 settembre 2010

New York Fashion Week: cosa si è visto?

Ciao a tutti assidui frequentatori del blog più chiacchierato della val seriana ... oggi sono qui per presentarvi un po' quelle che sono le mie opinioni sulla ormai conclusa (eh si ... ormai siamo già tutti a Londra) settimana della moda newyorchese, durante la quale sono state presentate le collezioni per la prossima primavera estate 2011.
A livello globale si può dire che questa stagione rappresenta un trionfo della semplicità (sia delle linee che dei materiali) e della sobrietà (nessun tacco alto si è presentato all'appello, solo calzature rigorosamente flat o piatte). Era abbastanza ovvio che nella capitale morale moderna del '900 i designer sarebbero arrivati prima degli italiani e dei francesi a capire che, visti i tempi che corrono (sia a livello morale che economico), era necessario mettere da parte pizzi, lustrini e maxi plateaux, per dedicarsi ad uno stile meno appariscente in favore di uno più sobrio, casual ed evergreen, con una profonda ottica green vorrei sottolineare.
Questa filosofia, adottata da quasi tutti i brand americani, non li risparmia certo da quelli che sono certi conti legati allo stile ed alla contemporaneità. Essere semplici, sobri e puliti nel 2010 non significa riproporre il minimalismo anni '90, altrimenti andiamo indietro anzichè avanti.
Direi che possiamo partire con la nostra analisi di quello che è successo a New York negli ultimi giorni, proponendovi alcuni looks.

Inizierei dal re Mida della moda americana, dal tanto osannato Marc Jacobs, che pare aver conquistato con la sua collezione critica e stampa col suo stile così seventies.
MA VI PARE?
Ho appena finito di dire che nel 2010 abbiamo bisogno di un'etica anti sperpero e la sfilata più apprezzata è stata quella che non ha fatto altro che proporre degli outfits ispirati al magico mondo degli anni '70, al flower power, alle vacanze stile Saint Trop ed altre stronzate varie. CI RENDIAMO CONTO? Vogliamo quindi essere seri ed impegnarci veramente per salvaguardia della nostra immagine nei confronti delle generazioni future o forse fa ancora comodo approfittarsi dei regalini firmati MJ , finendo per scrivere articoli lodevoli su una collezione che francamente sa di già visto? PENSATECI SU!
Unico punto apprezzato, ma solo per amor di patria, è l'esplicita ispirazione ai capi, ai tessuti ed alle stampe di MISSONI, Walter Albini e BASILE, dell'Italia a cavallo tra i 70's e gli 80's.
Altro discorso vale per la collezione Marc by Marc Jacobs nella quale ho trovato delle linee semplici, interessanti e disimpegnate, nonchè un giusto equilibrio nell'uso di colori sgargianti.



Dopo aver smontato la collezione del nostro caro Marc, passiamo ora ad un'analisi di quei brand che più o meno sembrano aver rispettato una certa filosofia easy declinata al più classico stile american dream.
Ci è più o meno piaciuto NARCISO RODRIGUEZ con il suo minimal sexy di chiara ispirazione Carolyn Bessette Kennedy, LA sua musa personale. Capelli lisci che non vogliono apparire, trucco trasparente che si arrossisce sugli occhi e linee minimali come nel suo periodo calvinkleiano. Le lunghezze sono al polpaccio e le scarpe appuntite al tacco basso sono cosparse di mini borchie. Si tratta quindi di un tuffo nel passato dello stilista, che procura un magone da revival, ma che non conquista. La sfilata ha poco ritmo ed è abbastanza ripetitiva (causa del troppo minimalismo forse?) e certi abbinamenti ricordano più mise da cerimonia da signora che una giovane wasp newyorchese.



Silhouette loose con vena casual mescolata ad un appeal urbano per la collezione dell'enfant prodige made in USA ALEXANDER WANG, che restituisce nel complesso una figura morbida e chiara. Anche se il tutto sembra molto paraculato. Tutto molto cool, tutto confezionato bene (dicono), tutto che farà impazzire il commerciale, gli showroom, i buyer, gli scrittori di instant fashion icon. Ma anche molto previsto e calcolato (e un po' già visto). E se la vera sorpresa è che in passerella è scomparso il nero, forse è il caso di farsi qualche domanda sul paraculo di cui dicevo. Per quelli a cui piace vincere facile.



Passiamo ora a quelli che mi sono veramente piaciuti. Iniziamo con colui che l'anno prossimo compirà 30 anni di carriera, l'apprezzato MICHAEL KORS. L'ispirazione è banale: la spiaggia, ma il risultato è a dir poco affascinante. Silhouette morbide appena appoggiate sui corpi. Niente tacchi, solo stivaletti aperti e sandali con zeppa di sughero. Il tutto all'insegna dell'easy, come se la spiaggia si catapultasse in città. Il tutto risulta leggero, impalpabile, rilassato, ma molto elegante, definendo le linee per una nuova era di chic all'americana.



A seguire una serie di immagini dalle passerelle che più ho apprezzato, per diversi motivi: l'oroginalità basica, diretta e semplice, i tagli sartoriali (eh si cari italiani, anche gli americani sanno cucire!), i colori tenui ma non scontati e banali, gli accostamenti azzardati di materiali differenti. Il tutto nel rispetto di quella filosofia easy & ethical che tengo a sottolineare per il bene dell'umanità e delle generazioni a venire. Con qualche eccezione ovvio (vedi Richie Rich o Max Azria che resta ancora legato alle proprie tradizioni scultoree)! Nota di merito anche per i giovani talenti di Project Runway.





5 commenti:

  1. Marc is the best , he's a genious! great!

    xoxo, Cassie

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  2. Yeah ... but not for this season I think.
    Bye LB

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  3. Interessantissimo questo post, complimenti !
    Se ti va passa dal mio blog, io ti seguo!
    xoxo

    http://elenytabrokenrose.blogspot.com/

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  4. oi

    obrigada pela visita

    adorei seu blog, gosto muito de moda

    beijos

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  5. fantastico Marc Jacobs. Carino il blog! Complimenti! Passa da me se ti va.
    S.

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