giovedì 30 settembre 2010

Cruise?




Nell'attesa di vedere quelle che saranno le proposte per la prossima estate dalle sfilate parigine vi posto un look risalente a questo settembre.
Certo... lo stile nel complesso non è particolarmente entusiasmante, ma risulta cmq gradevole. Mi piace il dettaglio cruise (nel vero senso della parola) del nodo di corda al collo che mi rimanda alla fantastica collezione di D&G di qualche estate fa (S/S 2009).
D'effetto anche il giacchino blu ... non è pura avantgarde certo, ma ci sta ... molto del onnipresente blu che abbiamo visto recentemente da Giorgio.

Bye LB

martedì 28 settembre 2010

Milan Fashion Week

Ciao a tutti cari lettori. Eccoci giunti finalmente al fatidico appuntamento con le sfilate milanesi, avvolte quest'anno da un alone di attesa trepidante e rischioso.
Pare che tutte le cose programmate sulla carta abbiano funzionato come dovuto e con successo. Pare che tutto a livello d'immagine sia andato come sperato: dal calendario allungato, alle centralissime locations ed alle manifestazioni demo di piazza. Se da questo punto di vista tutto pare sia andato liscio,non possiamo dire la stessa cosa di alcune collezioni proposte dai cosidetti big.
Diciamo che l'Italia vuole sempre fare la figa e credere che tutto ciò viene dettato dalle grandi case di moda debba essere subito passivamente ed alla lettera da parte del consumatore....eh no ragazzi ... non va mica bene...per foruna questo è accaduto solo in alcuni casi di cui tra un po' vi racconto.
Deluso da certi grandi nomi per diversi motivi: Dolce&Gabbana che mi propongono una collezione bella e semplice vero, riproponendo però quello che fanno ormai da tre anni a questa parte (il mediteraneo, il bianco e nero, il pizzo, la sicilia pura, le monete d'oro...) sembra che sia sempre la stessa sfilata! (rinnova invece D&G, ma non mi convince...un po' in ritardo sulle tendenze) ....
Sembra poi che tiri aria di gran crisi in casa Versace e Ferrè ... da Donatella mi aspettavo qualcosa di strong e flash come nelle ultime bellissime collezioni (che sembravano disegnate da Gianni in persona), non la castigazione mal riuscita di quest'anno ... il fatto che la Suzy ti abbia criticato per le gonne troppo corte, non significa che quest'anno dovevi farle sotto il ginocchio Donatella! (Affascinante invece Versus, disegnata da Christopher Kane, anche se mi sembra si discosti troppo dal dna Versace...vedremo...)
Per quanto riguarda Ferrè ho notato un'eccessiva semplicità e banalità nella realizzazione della collezione che non mi sarei mai aspettato dal duo Aquilano e Rimondi ... ed in questo caso il mio pensiero è che i conti dell maison di Brera siano messi davvero male da determinare un freno alla libertà dei giovani designer, costretti a disegnare qualcosa di assolutamente vendibile in negozio.

Tutto sommato mi ritengo sufficientemente soddisfatto dal pacchetto finale perchè ho visto in diversi brand innovazione, filosofia ethical ed una certa estetica molto ricercata e contemporanea. Importante il ritorno del colore (come non ho visto a New York o Londra)che fa il suo ingresso in passerella in modo invasivo, flash, ma equilibrato e divertente (vedi Jil Sander, C'N'C, Marni, Prada).

Passiamo ora ad una piccola revisione delle collezioni che più ho apprezzato... in particolare nel rispetto di quella filosofia etica/estetica di cui ho tanto parlato riferendomi alle sfilate newyorchesi....

Piace la donna di BOTTEGA VENETA, brand che non delude mai le aspettative e che per questa stagione in particolare sembra cogliere e rispettare a pieno quello di cui la gente ha bisogno. Semplice, tenue e leggera.



Dio sia lodato per verci dato Manuel Facchini! Penso che BYBLOS non sia mai stata ad un livello così alternativo e contemporaneo come nelle ultime collezioni grazie al prezioso contributo del designer formatosi alla Central St.Martin di Londra. A mio avviso, BYBLOS rappresenta attualmente l'unico brand italiano a dimostrare come anche in Italia si possa essere contemporanei e avantgarde.



Un po' come per Bottega Veneta, anche GABRIELE COLANGELO sembra aver interpretato ad hoc la nostra nuova philosophy. Pratica, leggera e adatta ad ogni occasione.



Non si può parlare di mano italiana, ma a Milano piace molto il continuo minimalismo di JIL SANDER, reso nuovo e fresco dall'inventiva di Raf Simons. Non stupisce in sartorialità o costruzioni, ma del resto è proprio questo di cui abbiamo bisogno. Capi semplici, pratici e abbastanza androgini. Apriamo gli occhi, dagli USA ci dicono che siamo davanti a qualcosa di nuovo: il MAXIMALISM.



Arriviamo a due brand che sembrano essere alcuni dei due più apprezzati dalla stampa internazionale per gusto ed innovazione: PRADA e MARNI.
Devo dire che l'opinione non è solo della stampa internazionale, ma anche del sottoscritto. Da PRADA troviamo un'estetica ricercata e con una raffinatezza implicita, che invade per le monocromie sgargianti e rilassa per le linee semplici e androgine. Furba come sempre la Miuccia (una volta trovato il modello giusto basta cambiare il colore ed il gioco è fatto).



Da MARNI la brava Consuelo Castiglioni ci restituisce una donna tech & chic.A prima vista sembra sportiva, ma è di un'eleganza oltre il comune. Ottima la ricerca e l'abbinamento dei colori. Un successo come sempre.



Pur essendo al di fuori dei parametri richiesti dalla società contemporanea, merita i nostri applausi la collezione di GAETANO NAVARRA, che pare aver ritrovato la propria anima dopo (a mio avviso) una crisi creativa delle ultime (nere) collezioni. Stupenda la tuta d'ispirazione nativa sudamericana...stupenda!

domenica 26 settembre 2010

Perchè in Italia ammettiamo certe cose?

Ho appena finito di revisionare gran parte degli ultimi show milanesi e devo dire che ho trovato gran poca roba di mio gusto ... cmq per quanto riguarda questo argomento vi rimando ai prossimi giorni.
Per ora vorrei soffermarmi su due shows, che rientrano sotto la grande mano dello stesso designer, anche se in questo caso è meglio dire stilista. Sto parlando di Anna Molinari con Blumarine e Blugirl.
Meno male che nei post precedenti abbiamo appena finito di dire quanto sia importante tornare ad una moda sobria e semplice, con capi morbidi ed evergreen, per evitare una totale debàcle del fashion all'italiana. Alla faccia. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto con questi due brand se le parole d'ordine fossero state eccentricità e stravaganza.
A parte che non si capisce perchè la cara "bambolina" Anna è da tre stagioni che continua a bombardarci con un maculato flash o con dell'animalier in genere, quando tutti i testi di psicologia della moda urlano a gran voce la crisi d'identità verso la quale il consumatore sta andando a causa di brand che propongono stili come questi.
Crisi d'identità che coincide perfettamente con la crisi morale in cui la società italiana si sta riversando. Il successo di tali brand si spiega proprio col fatto che la loro fama resta all'interno dei confini italici (per fortuna), riscuotendo orde di fans tra veline, letterine, giornaliste televisive e partecipanti a uomini&donne, che ritengono gli stili Molinari "adatti per il giorno e per la sera, per vivere la propria quotidianità, portando a scuola i figli, e la propria vita professionale, salutando ogni sera gli italiani" (ma ce la fai?).
Ecco quindi qualche look da sfilata, molto easy e portabile.
Dal gipsy-soft-cowboy di Blumarine, al candy-caramelloso-fragoloso di Blugirl.
Un kiss fragolato.

Bye LB
PS con questo post non voglio fare un attacco alla dolcissima persona di Anna Molinari, ma alla cifra stilistica che sta seguendo, in quanto, per il resto, è da riconoscerle l'impegno dimostrato nel far crescere un brand tutto da sola e nel dare un forte tono creativo ad un distretto quale la Romagna (ed in parte l'Emilia) che io amo molto. Se esistono brand come JO NO FUI, IMPERIAL, LIU-JO... dobbiamo ringraziare le figure pionieristiche di Anna e di Alberta Ferretti.






giovedì 23 settembre 2010

I love London

Ciao a tutti amici ... ormai siamo nel pieno del periodo fashion mondiale... ed è mentre vi scrivo sulla situazione londinese che sono in corso le sfilate milanesi con questo rinnovato calendario allungato (speriamo bene).
Ebbene il titolo di questo post è proprio I LOVE LONDON e non è solo un riferimento al jingle di FTV che introduce gli show londinesi, ma è un dato di fatto.
Se NY mi ha lasciato con qualche piccola insoddisfazione, Londra non mi ha per nulla deluso. Un giusto mix di sobrietà, colore ed originalità. Solo i designer londinesi ci permettono di restare in parametri bon ton e austeri, usando colore e tessuti intrecciati o strappati. Che altro dire? Godetevi questa serie di immagini che si riferiscono alle passerelle che più ho apprezzato.

Uno styling da urlo per il brand ACNE. Ciò che mi lascia un po' perplesso è l'eccessiva semplicità dei capi: avrebbero lo stesso effetto senza tutta questa costruzione stilistica che li circonda? mah ... cmq nel complesso ci piace e ci piacciono anche le scarpe.



Colori sobri e basici, tessuti morbidi, drappeggi e sovrapposizioni di materiali recycled (come i diamanti di plastica) caratterizzano la collezione di AMINAKA WILTON



Un minimalismo contemporaneo è quello di ANN-SOFIE BACK, linee pulite e costruite, peccato forse per l'uso banale del bianco e nero. Un po' scontato.



Intrecci, tagli e strappi costruiscono la silhouette organica e cooconing di BORA AKSU. Dark future.



E' il giovane (ehm) principe della moda londinese CHRISTOPHER KANE (dalla scorsa stagione designer di Versus) che abbandona il nero della sua ultima collezione in favore di una vera esplosione di colori flash. Tessuti leggeri con inserti plastici faranno di questa linea una delle più ricercate della prossima stagione a mio parere. Per non parlare delle scarpe.



Assolutamente fantatstica la collezione di DAVID KOMA. Un uso intelligente ed innovativo del bianco e nero, intervallato da tagli sartoriali su pelle e da sfavillanti inserti oro.



Un uso tech di colori tenui e pastello lo troviamo nelle costruzioni basic architettoniche di Emilio de la Morena. Molto apprezzato.



E' una sovrapposizione di tessuti e volants un po' dark (ma molto haute couture) quella di FELICITY BROWN, che con i suoi abiti-fiore ci regala uno spruzzo di ville lumièrè.



Pare essere destinato ad un crescente successo il giovane JEAN PIERRE BRAGANZA, catapultato dai saloni del WHITE di Milano al grey di Londra. Non ci stupisce particolarmente, ma piace alla critica ed ai buyer. A me piace che sia stata una scoperta di quei perfidi geni del WHITE milanese.



Pare una Chloè londinese la brava MARIA GRACHVOGEL che già avevo notato nella scorsa stagione. Bella la combinazione essenziale di colori accesi con colori un po' più spenti. Bella la leggerezza dei tessuti e delle silhouette. Delle divinità contemporanee.



E' un qualcosa di "impensabile, ma in realtà realizzabile" il lavoro di MARY KATRANTZOU. Una sovrapposizione di strutture e impalcature tessili che costruiscono un teatro sulla figura umana. Tessuti con trompe l'oeil che vanno a creare un opera visibile nel suo complesso di diversità. Quando si dice che la moda è arte.



Sono divinità anche le figure di PETER PILOTTO che combina materiali e colori nel rispetto di una freddezza intrinseca che scaturisce dalla visione complessiva della collezione.



Molto glam il look tribale presentato dal duo SASS & BIDE. Sa di già visto, ma per Londra rappresenta un po' un'eccezione.

sabato 18 settembre 2010

New York Fashion Week: cosa si è visto?

Ciao a tutti assidui frequentatori del blog più chiacchierato della val seriana ... oggi sono qui per presentarvi un po' quelle che sono le mie opinioni sulla ormai conclusa (eh si ... ormai siamo già tutti a Londra) settimana della moda newyorchese, durante la quale sono state presentate le collezioni per la prossima primavera estate 2011.
A livello globale si può dire che questa stagione rappresenta un trionfo della semplicità (sia delle linee che dei materiali) e della sobrietà (nessun tacco alto si è presentato all'appello, solo calzature rigorosamente flat o piatte). Era abbastanza ovvio che nella capitale morale moderna del '900 i designer sarebbero arrivati prima degli italiani e dei francesi a capire che, visti i tempi che corrono (sia a livello morale che economico), era necessario mettere da parte pizzi, lustrini e maxi plateaux, per dedicarsi ad uno stile meno appariscente in favore di uno più sobrio, casual ed evergreen, con una profonda ottica green vorrei sottolineare.
Questa filosofia, adottata da quasi tutti i brand americani, non li risparmia certo da quelli che sono certi conti legati allo stile ed alla contemporaneità. Essere semplici, sobri e puliti nel 2010 non significa riproporre il minimalismo anni '90, altrimenti andiamo indietro anzichè avanti.
Direi che possiamo partire con la nostra analisi di quello che è successo a New York negli ultimi giorni, proponendovi alcuni looks.

Inizierei dal re Mida della moda americana, dal tanto osannato Marc Jacobs, che pare aver conquistato con la sua collezione critica e stampa col suo stile così seventies.
MA VI PARE?
Ho appena finito di dire che nel 2010 abbiamo bisogno di un'etica anti sperpero e la sfilata più apprezzata è stata quella che non ha fatto altro che proporre degli outfits ispirati al magico mondo degli anni '70, al flower power, alle vacanze stile Saint Trop ed altre stronzate varie. CI RENDIAMO CONTO? Vogliamo quindi essere seri ed impegnarci veramente per salvaguardia della nostra immagine nei confronti delle generazioni future o forse fa ancora comodo approfittarsi dei regalini firmati MJ , finendo per scrivere articoli lodevoli su una collezione che francamente sa di già visto? PENSATECI SU!
Unico punto apprezzato, ma solo per amor di patria, è l'esplicita ispirazione ai capi, ai tessuti ed alle stampe di MISSONI, Walter Albini e BASILE, dell'Italia a cavallo tra i 70's e gli 80's.
Altro discorso vale per la collezione Marc by Marc Jacobs nella quale ho trovato delle linee semplici, interessanti e disimpegnate, nonchè un giusto equilibrio nell'uso di colori sgargianti.



Dopo aver smontato la collezione del nostro caro Marc, passiamo ora ad un'analisi di quei brand che più o meno sembrano aver rispettato una certa filosofia easy declinata al più classico stile american dream.
Ci è più o meno piaciuto NARCISO RODRIGUEZ con il suo minimal sexy di chiara ispirazione Carolyn Bessette Kennedy, LA sua musa personale. Capelli lisci che non vogliono apparire, trucco trasparente che si arrossisce sugli occhi e linee minimali come nel suo periodo calvinkleiano. Le lunghezze sono al polpaccio e le scarpe appuntite al tacco basso sono cosparse di mini borchie. Si tratta quindi di un tuffo nel passato dello stilista, che procura un magone da revival, ma che non conquista. La sfilata ha poco ritmo ed è abbastanza ripetitiva (causa del troppo minimalismo forse?) e certi abbinamenti ricordano più mise da cerimonia da signora che una giovane wasp newyorchese.



Silhouette loose con vena casual mescolata ad un appeal urbano per la collezione dell'enfant prodige made in USA ALEXANDER WANG, che restituisce nel complesso una figura morbida e chiara. Anche se il tutto sembra molto paraculato. Tutto molto cool, tutto confezionato bene (dicono), tutto che farà impazzire il commerciale, gli showroom, i buyer, gli scrittori di instant fashion icon. Ma anche molto previsto e calcolato (e un po' già visto). E se la vera sorpresa è che in passerella è scomparso il nero, forse è il caso di farsi qualche domanda sul paraculo di cui dicevo. Per quelli a cui piace vincere facile.



Passiamo ora a quelli che mi sono veramente piaciuti. Iniziamo con colui che l'anno prossimo compirà 30 anni di carriera, l'apprezzato MICHAEL KORS. L'ispirazione è banale: la spiaggia, ma il risultato è a dir poco affascinante. Silhouette morbide appena appoggiate sui corpi. Niente tacchi, solo stivaletti aperti e sandali con zeppa di sughero. Il tutto all'insegna dell'easy, come se la spiaggia si catapultasse in città. Il tutto risulta leggero, impalpabile, rilassato, ma molto elegante, definendo le linee per una nuova era di chic all'americana.



A seguire una serie di immagini dalle passerelle che più ho apprezzato, per diversi motivi: l'oroginalità basica, diretta e semplice, i tagli sartoriali (eh si cari italiani, anche gli americani sanno cucire!), i colori tenui ma non scontati e banali, gli accostamenti azzardati di materiali differenti. Il tutto nel rispetto di quella filosofia easy & ethical che tengo a sottolineare per il bene dell'umanità e delle generazioni a venire. Con qualche eccezione ovvio (vedi Richie Rich o Max Azria che resta ancora legato alle proprie tradizioni scultoree)! Nota di merito anche per i giovani talenti di Project Runway.





martedì 14 settembre 2010

Non è un po' esagerato?





Ciao a tutti amici del blog ... in questi giorni (esattamente sabato scorso) mi è capitato di andare a fare una visitina a Zara donna in corso Vittorio Emanuele a Milano (esatto...quello con l'entrata mega scenografica con le due scale laterali e il lampadario barocco al centro). Il problema dove sta? io non ho fatto a tempo ad entrare che vi giuro mi è venuto da ridere come un deficiente...una risata anche un po' malinconica però.... cioè ragazzi: entrare al piano terra di Zara è stato come entrare in una boutique di Chloè! tutto e dico tutto (dalle linee dei capi ai colori cammello e azzurro) spudoratamente uguale alla collezione fall winter 2010 del brand francese ... ok ... lo sappiamo che zara ogni anno "studia le tendenze" (= guarda quali collezioni hanno avuto maggior successo) e produce il tutto con grande anticipo sui tempi e con prezzi "abbordabili" (= copia tutti i pezzi di una collezione e ti li rifila con materiali scrausi e prezzi da mercato) .... però in questo caso mi è sembrato un po' eccessivo ... anche perchè la gente non è scema ... pure mia nipote di tredici anni che legge ogni tanto le riviste di moda mi ha dato subito ragione .... ci rendiamo conto? va bè .... (pensavo che con dopo le scopiazzature a Dolce&Gabbana per la linea uomo degli ultimi anni si fossero un po' calmati... invece no...).
Va bè ... un po' divertito, un po' incerto ... mi dirigo al secondo piano dove è esposta la collezione TRF trafaluc, la cosidetta linea giovane di zara.... manco a dirlo altro blocco ... questa volta sembrava di essere da D&G .... con berrette, maglioni e abiti ispirati al mondo della neve e dello snowboard ... ovviamente il tutto spudoratamente esposto in panorama view all'arrivo della scala mobile... va bè
A questo punto io mi chiedo...è vero che zara così facendo permette a noi comuni mortali di accedere ad uno stile particolare e ben definito che non potremmo permetterci economicamente ... ma ha senso tutto cio'? Io che alla moda ci tengo mi sono innervosito nel vedere tutta sta scopiazzatura in nome di cosa? della fast fashion? che culo... che poi mi dico anche ... va be copiare Chloè che è una certezza di vendita, ma andare copiare l'ultima collezione di D&G è un bel rischio ... perchè è troppo particolare ...
già mi immagino le signore bene della rive gauche parigina o della brera milanese appena verrano a sapere di sta cosa ... penso che se ne usciranno in tuta piuttosto che rischiare di essere tacciate come indossatrici di un fake ... rendiamoci conto.
Beh questo post l'ho scritto sia per uno sfogo personale, che per farci ragionare anche sul ruolo della fast fashion, sulla sua etica professionale e su quanto può essere davvero di beneficio per gente che la moda la ama e la rispetta sul serio.

Bye LB

lunedì 6 settembre 2010

Croatian Summer ... Zadar


Ciao a tutti cari amici ... finalmente dopo un anno di lavoro intenso mi sono concesso per la prima volta una vacanza all'estero in un posto di quelli che pare facciano "tendenza" (almeno stando a vedere le frequentazioni continue della B e di Jay in quel di Dubrovnick): la Croazia del sud. Certo, io non avrò avuto lo yatch privato, ma un giro sulla barca del dino, guidata dal Pino, me lo sono fatto comunque.
Lasciando a parte il come la mia vacanza si è sviluppata, mi piacerebbe fare una petit revisione sulla situazione fashion in Croazia. Seppure Split sembra essere la città con le donne più belle dei balcani (ed è proprio vero), devo dire che mi sono trovato un po' a disagio ... non ho visto granchè a livello di tendenza, ma cmq c'erano degli outfit abbastanza interessanti (più che altro il classico estivo mediterraneo fatto di bianco lino e tute alla etro) ... il problema è che non ho trovato una grande affabilità da parte di tali donne a lasciarsi fotografare ( delirio di egocentrismo o terrore della reazione del maschio croato dominante?), fatto sta che tutte mi snobbavano schifate, e si che questa Split è una famosa per le università e per l'open mind ... ho visto!
Vabbè ... deluso dalla mia prima esperienza di cool hunting versione balcana ho cmq voluto tentare anche in quella perla adriatica che è la città di Zadar ... anche qui devo dire che le cose non sono andate molto bene ... un risultato sono cmq riuscito a portarlo a casa, ed ecco quindi che vi posto questa sweety girl scovata in piazzetta ... il problema era che parlava troppo bene inglese (sarà mica che mi sono fatto fregare da una falsa croata, eh?).
Con questo vi saluto e vi consiglio una visitina in Croazia, da Zadar in giù, per gustarvi le specialità della cucina, del mare, delle grappe e delle stupende stronze locali.