venerdì 7 ottobre 2011

Quel poco di Parigi

Ed eccoci arrivati al momento conclusivo di questa primavera estate 2012 con Parigi. Città che da sempre ospita i nomi più importanti del panorama fashion mondiale, senza mai riusicre a dimostrarsi all’altezza della responsabilità. Intendiamoci, non che la colpa sia di Parigi, ma semmai del fatto che, oramai, in troppi pensano che sia sufficiente sfilare nella capitale francese per dire di avere una linea di successo.  Cazzate. Se la collezione fa vomito…fa vomito. Punto. Cerchiamo di andare a vedere insieme il salvabile o comunque quel qualcosa di nuovo che si è visto.
Inizio con uno degli show migliori: McQueen. Chi ha detto che con la scomparsa di Alexander niente sarebbe stato più come prima dovrà ricredersi. Con la sua terza collezione per il brand inglese, Sara Burton dimostra di avere tutte le carte in regola per tenere alto il nome dello stilista londinese. E’ vero…c’è da dire che le collezioni non variano così drasticamente da una stagione all’altra come accadeva con Alexander, ma bisogna sottolineare che mai prima d’ora s’era vista una così maniacale attenzione a ricami, dettagli e lavorazioni. Una collezione ricca e dalla velata femminilità.




La prossima estate, quando diremo sport chic penseremo subito a Gaspard Yurkievich, che ci propone una collezione all’impatto sportiva e tech, ma assolutamente bon ton e di gusto nel complesso. Arricchita da dettagli studiati, come le accennate gorgiere  fluo e le tenui applicazioni pastello delle tasche.

Uno dei migliori stampati della stagione quello di Dries Van Noten. Non delude nel patchwork figurativo che è abituato a proporci. Ci fa sognare con accostamenti imprevedibili, ma che funzionano. Uno sbagliato che fa arte.     

Una collezione praticamente uguale alla scorsa primavera estate quella di Haider Ackermann, se non per qualche trasparenza in più e per i colori lamè. Ackermann si conferma comunque indiscusso re degli abiti da sera.

Il Giappone incontra finalmente il gusto europeo grazie a Junya Watanabe, che, senza concedersi troppi sperimentalismi come quando era nella crew di Yamammoto e Kawakubo, dimostra di avere buon gusto nell’uso di tagli e sagomature, nonché nella scelta di ricami e colori. Ineguagliabile il bolero di pelle con maniche a rouches.

Sono donne fasciate in veli di leggerezza quelle di Margiela, che presenta una linea assolutamente couture, composta perlopiù da gonne ed abiti lunghi. La vera semplicità di buttarsi addosso un lenzuolo cucito ad arte.

Stupendo lo studio geometrico di Balenciaga, che ci regala dei giacconi struttura mai visti prima. La collezione scade un po’ nella seconda metà  con i lunghi abiti patchwork.   Guesquiere mantiene comunque alto il nome della griffe.

Nel commento inserisco Gareth Pugh, ma solamente perché è da sempre il mio preferito. Lo cito per incoraggiamento, nella speranza che la prossima stagione ci faccia vedere qualcosa di nuovo. A questo giro la collezione pareva un ensemble dei pezzi iconici delle sue ultime presentazioni.


Bye LB

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