giovedì 29 settembre 2011

Milano ... mmm

Strano ma vero, la nostra cara Milano sembra essere l’unica piazza, per ora, ad aver colto in pieno lo spirito fashion del momento. Visti i tempi che corrono, le nostre giornate hanno bisogno di essere rallegrate, e la moda milanese sembra proprio essersi abbandonata a questo spirito di frivolezza di cui necessita l’aria che respiriamo. Spensieratezza che non significa superficialità, ma che semmai ha dei potenti scopi curativi.

Partiamo da Angelo Marani. Ma siamo proprio sicuri che si tratti di lui? Personalmente ho sempre considerato questo marchio come uno dei peggiori a livello stilistico. Non potete quindi immaginare il mio stupore quando ho notato una così profonda maturazione nella mano dello stilista. Certo, a Marani piace vincere facile col maculato, ma anziché essere un’animalier spocchioso come il Blumarine della scorsa stagione, si tratta di un animalesco bon ton e castigato (fatta eccezione per la lunghezza delle gonne). Anche i tessuti d’oro lamè sembrano aver trovato una nuova linfa nei leggeri chiffon e nelle silhouette minimali.



Scognamiglio abbandona i volumi prepotenti favorendo forme morbide e leggere. Attraverso pizzi, dettagli e lavorazioni, esprime una mediterraneità contemporanea, come se stessimo assistendo ad una rivisitazione del solito Dolce&Gabbana in chiave nordeuropea.



L’aver lasciato la direzione artistica di Kenzo pare abbia permesso a Marras di concentrarsi a piene forze sulla propria collezione. Una linea delicata, tenue, fatta di stampe giapponesi, colori sereni, drappeggi ed una uscita finale alla D&G.


Nella stagione dello stampato a più non posso, l’Italia, con i suoi prodotti tipici, dimostra di essere grande fonte d’ispirazione per il lavoro di Dolce&Gabbana, che si salvano in corner grazie alla miriade di tessuti dalle stampe variegate (piuttosto che per il solito taglio dell’abito). Nota particolare meritano gli abiti incastonati di pietre, che ricordano le luminarie di un paese mediterraneo in festa. Molto interessanti, anche se, conoscendo il marchio di fabbricazione, sappiamo già quanto dureranno una volta indossati.




Si ripropone per l’ennesima volta la donna hippie di Emilio Pucci…sicuramente in una versione meno porca rispetto agli spacchi dell’ultima stagione. Un patchwork di stili tra una vedova mediterranea ed una matrioska russa.  


Le signorine di Emporio Armani si prendono una rivincita sui francesi, imparando ad equilibrare il bianco nero, senza essere pesanti. Forse ricorda un po’ troppo Chanel, ma chissenefrega, in fondo Armani può fare quello che vuole.


Per il loro debutto da Gianfranco Ferrè, Stefano Citron e Federico Piagg giocano con asimmetrie sagomate e taglienti (tributo all’architetto). Il tutto marcato dalle ortogonali cinture in vita e dai giochi con le spalline. Resta un dubbio sugli abiti con le frange all’insù, per i quali devo ancora capire di che materiale si tratti.


Nella stagione dello stampato Marni non poteva che farla da padrone. La Castiglioni ci propone una collezione dalle linee semplici ed adattabili a qualsiasi corporatura, arricchita dalle macro stampe che vanno a pescare direttamente nell’animo seventy del marchio. Flower power, optical, righe, rombi e…trasparenti sottovesti al ginocchio………..mmm


Meno male che c’è Roberto Cavalli a ricordarci che, chiunque tu sia, racchia, casalinga disperata o blogger in crisi creativa…mettiti un cavalli e sbattitene le palle. Una collezione esageratamente eccentrica, ma con un ponderato uso di oro e trasparenze.


Il mare del mediterraneo, con i suoi abitanti ed i suoi fondali ricchi di resti dell’antichità classica, trova la sua essenza nella collezione Versace. Un mix di buon gusto, che sa andare a fondere linee basilari con colori decò (presi dalla Miami di Gianni). Ha fatto bene Lady Gaga, ricordando a Donatella che in casa sua c’è un archivio meraviglioso da andare ad esplorare.





Bye LB

giovedì 22 settembre 2011

Poche sorprese a Londra 2012

Ciao a tutti cari amici lettori. Eccomi qui come ogni anno a sparlare un po’ di quello che accade negli shows di mezzo mondo. Come sapete, Londra è da sempre la mia piazza preferita a livello stilistico. Devo dire però che a sto giro non mi ha particolarmente emozionato o stupito con i suoi solitifashion azzeccamenti. Al contrario di Milano che già in questi primi giorni di sfilate dimostra, come accade da due anni a questa parte a mio parere, di aver messo in atto un’evoluzione stlistica nel rispetto di esigenze sociali e commerciali. Tornando a noi mi piacerebbe farvi conoscere  il mio pensiero su alcune collezioni presentate all’ultima fashion week londinese, sperando in una risposta da parte vostra…soprattutto per capire anche insieme se sto dicendo cazzate o no. Altrimenti cambio mestiere :)

Antonio Berardi: una delle collezioni che ho apprezzato di più, con rossi da far tremare i più “Valentino addicted”… abiti sofisticati, leggeri, dai tagli geometrici e lineari. Una collezione che grazie ad inserti di vinile e cristalli swarosky incastonati a regola d’arte (non come per Belen @ Marangoni) portano la collezione ad un livello decisamente couture (avetepresente Tisci?).







Piace, ma non stupisce la nuova linea di Ann Sofie Back. Poca innovazione nel tratto della stilista, se non, forse, nella ricercatezza dei materiali (leggeri e plissettati). E dei colori, altalenanti tra rosa e blu.




Visto il grado di maturazione e fama raggiunti, possiamo chiudere un occhio se la collezione di Bora Aksu non stupisce a prima vista come le precedenti. Abbandonati i tagli geometrici e le sferzate di bianco e nero, Aksu ci porta in un mondo tenuamente autunnale e sussurrato, interrotto da pause azzurre, rosa e nere. Nel complesso una collezione che non ci fa urlare al miracolo, ma che si fa apprezzare per le numerose decorazioni e lavorazioni dei tessuti dal gusto ionico e decadente. Inconfondibili le celebri calze del designer.






 Mi sa che ci tocca dare ragione alla Ferragni quando dice che Burberry è stata una delle poche cose interessanti. Collezione sicuramente rubata all’uomo già visto in giugno a Milano, arricchita di numerose stampe ispirate ai wax africani. Colori forse troppo autunnali per essere una primavera-estate, ma sicuramente impreziosita dalle colorate applicazioni tech dei pull.




Un Christopher Kane decisamente sottotono rispetto a quelloche siamo abituati a vedere ed amare. Si ispira alla semplicità ed austerità della borghesia inglese dei primi novecento. Con silhouettes che alternano gli anni venti ed i cinquanta. Meno shock tipico di Kane, ma sicuramente più ricercatezza nei materiali, come dimostrato dai preziosi jacquard.




Sono dei fluttuanti zuccherini quelli visti da Emilio de la Morena. Accollati e castigati nel parte top, ma elegantemente sexy nelle svolazzanti gonne corte a ruota. Bellissima cartella colori. Accecante, ma non invadente.



 Mary Katrantzou  dimostra una grande evoluzione rispetto alle ultime due (uguali) collezioni. Non riesce però a regalarci la stessa magia delle architetture trompe l’oeil che siamo abituati a vedere. Conclusione: un’accozzaglia di tessuti e stampe a caso, che però già qualcuno si sarà voluto accaparrare (vedi adr).



Niente da dire su Michel Van Der Ham. Patchwork di tessuti svolazzanti e adorabili, colori rilassanti. Uno stile “twist” da brava ragazza. Piacevole.


Ci risentiamo nei prossimi giorni con gli aggiornamenti da Milano.

Bye LB