sabato 15 dicembre 2012

The Dark side of Fashion

credits reykjavikboulevard.com - english version
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Armani, Prada, Gucci and Fendi, are the first names that appears in your mind when you think about Milan Fashion Week. The situation proposed four times per year to the spectator is really more large and structured – you can see it watching the first page of spring summer 2013 reportage of MFFashion, an Italian magazine that reports fashion news every day. Vastness –and variety- of Milan Fashion Week program is given by the big brand names, by emerging talents that find a place in this small shark’s swimming pool, but also by the presence ofcollateral faires and ‘middle-level’ brands catwalks (that results like that for a simple reason: if you are a ‘ready for use’ brand, you cannot have a show near a ‘ready to wear’ brand with one hundred years of history).
The big problem of Italy is that the public opinion spent its attention only to these two last categories. That I define ‘the dark side of Milan Fashion Week’. Tv programs, Tv newscasts, gossip newspapers and feminine magazines, talks about Byblos, Roccobarocco, Dondup, Laura Biagiotti, Elena Mirò and Seduzioni Jeans (a brand directed by a Tv hostess inspired by Barbie) as the most representative brands of the Made in Italy. So it’s easy to create a distorted image in Italian people mind, when you compares it to Dolce&Gabbana.



The reasons of this attention are several: italian vip as testimonials at the show, the party organized in the ‘glamour’ district of the town, commercial scandals on the catwalk, and the fact that big brands don’t consider a lots of Tv networks when they creates their invitation list (why?). That’s because Tv reports have to participate at middle-level brands fashion shows only to say ‘I was at the fashion week’.
That is the reason why during the last spring summer presentation the ‘Milan ready to wear Fashion week’ has become the ‘Milan beach wear Fashion week’. That happened when a beachwear brand as Parah decide to have as testimonial a politician involved in a prostitution scandal. Daily newspapers titled ‘Nicole Minetti at Milan Fashion Week’. Why? That is not real. It is correct to say ‘Nicole Minetti at Blu Fashion Show-beach wear fair’ if we consider that the fair is not lied to Milan Fashion Week calendar.
That is because italian people loves to be uninformed on reality, or better, because they loves to receive distorted news.
That is why public opinion thinks about Prada as the brand of ‘the glittered bell’ or the one of ‘the white sneaker with a red stripe’. So they don’t understand when you talk about Prada as the most important vanguard brand on the earth.
This is the italian fashion situation. I have to say that the fact don’t refers to me directly. As a fashion professional, I work whit people who knows brands, their history, their style and their different position on the market. The problem born when I go out from my daily spaces and I talk with people of other fields. A death of contents made by uncorrect sources. I think that Italian fashion professionals has to battle against it. Trust me when I say that I stopped a love relationship because the partner always told me ‘working in fashion field is not hard, is not a real work
Of course I lost when, after years of battle against your parents and friends opinion, becomes Anna Dello Russo with her Fashion Shower. But that’s another story.

crediti reykjavikboulevard.com - versione italiana
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Armani, Prada, Gucci, Fendi, sono i nomi che per primi tornano alla mente quando si pensa alla settimana della moda milanese, donna o uomo che sia. Il panorama che si propone allo spettatore quattro volte l’anno è in realtà molto più ampio e strutturato –lo si può intuire anche solo sfogliando la prima pagina del reportage primavera estate 2013 di MFFashion, magazine italiano che quotidianamente propone notizie dal mondo moda. La vastità –e la varietà- del programma della settimana della moda milanese è dovuta ai grandi nomi di cui sopra, ai talenti emergenti che trovano uno spazio nella ristretta piscina di squali, ma anche dalla presenza di fiere collaterali e di marchi ‘mediocri’ in passerella (che in realtà appaiono tali per un semplice motivo: se sei un pronto moda, non puoi pensare di andare a sfilare accanto ad un marchio pret-à-porter con cent’anni di storia alle spalle).
Il problema maggiore per l’Italia è che l’opinione pubblica concentra la propria attenzione sulle ultime due categorie. Quello che io definisco il lato oscuro della Settimana della Moda. Programmi televisivi, telegiornali, riviste di pettegolezzi e cronaca femminile, fanno apparire il Byblos, il Roccobarocco, il Dondup, il Laura Biagiotti, il Seduzioni Jeans (guidato da una presentatrice tv che come punto di riferimento ha Barbie) e l’Elena Mirò della situazione, come i marchi portanti dello stile Made in Italy. Se a questi poi, si schiaffa a fianco un’immagine di Dolce&Gabbana, nella testa dell’italiano medio fa subito Settimana della Moda. Tutta questa attenzione si verifica per diversi motivi: vuoi la presenza di vip nostrani alla sfilata, vuoi il party organizzato nella zona ‘glamour’ della città, vuoi lo scandalo in passerella, vuoi perché i telegiornali italiani –fatta eccezione per alcuni- vengono snobbati dai grandi marchi –chissà perché- trovandosi costretti ad accettare l’invito dei terzi in classifica giusto per poter dire ‘io c’ero alla fashion week’.
E’ così che la Settimana della Moda si trasforma nella ‘Settimana del Costume da spiaggia’. Questo accade quando un marchio come Parah decide di mandare in passerella un politico italiano indagato per favoreggiamento alla prostituzione. Titolo dei giornali ‘Nicole Minetti alla Fashion Week!’ Forse no. Capisco che sarebbe stato meno eclatante scrivere ‘Nicole Minetti alla fiera di costumi da bagno Blue Fashion Show’ , ma quanto meno sarebbe stato corretto –considerato che la fiera dei costumi da bagno non c’entra nulla con il calendario di moda donna-. Sta tutto nel piacere dell’essere disinformati, o meglio, nel piacere di un’informazione distorta. E’ così che ci si ritrova di fronte all’italiano medio convinto che Prada sia famoso nel mondo per la cinturina glitterata e per la scarpa di ginnastica gomma bianca con banda rossa. E che non capisce cosa intendi dire quando parli di Prada come del maggiore marchio di avanguardia esistente sulla faccia della terra.
Questa è un po’ la situazione nella quale ci troviamo costretti a vivere in Italia. La cosa non mi colpisce direttamente. Lavorando nel settore, ho a che fare con gente che conosce i marchi, la loro storia, il loro gusto ed il diverso livello di posizionamento. Il problema sussiste nel momento in cui esco dai miei confini e mi interfaccio con gente di settori completamente differenti. Una piattezza di contenuti generata – aimè- da fonti non così corrette o inerenti, contro le quali penso sia giusto che tutti noi del settore dobbiamo remare contro. Dimostrando ciò che veramente valiamo. Pensate che ho pure interrotto una storia d’amore a forza di sentirmi dire ‘ma cosa ci sarà di così difficile da fare nel mondo della moda?’ Se poi, una volta riuscito a convincere della serietà del tuo lavoro genitori, parenti ed amici, arriva Nostra Signora Anna dello Russo con la sua Fashion Shower – beh- Questa è un’altra storia.