mercoledì 22 ottobre 2014

FASHION FANTASMI DEL NUOVO MONDO

“Negli anni Ottanta e Novanta la modella era il volto, l’immagine che uno stilista sceglieva per le proprie creazioni. Spesso era pure la sua musa. La collezione nasceva pensata su di lei, che doveva interpretarla, come un’attrice dl muto” (1)
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Le modelle Anja Rubik, in primo piano e Natasha Poly, alle sue spalle, sorridono al termine della sfilata primavera estate 2009 di Matthew Williamson per Emilio Pucci, ph.Sonny Vandevelde
MODELS_collage di Luca Belotti

Il concetto nazional popolare di top model: la foto simbolo dell’epoca è quella scattata alla fine di una sfilata degli anni Novanta, con il patriarca Gianni Versace che stringe le sue ragazze - Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Christie Turlington, Naomi Campbell e Cindy Crawford. 
“Una cosa del genere non si vedrà mai più” dicono le parole di David Brown, talent scout di modelle e fondatore della D Management Group, l’agenzia nata nel 2001 che rappresenta  donne come Marisa Berenson, Monica Bellucci, Carla Bruni, Elle Macpherson, Nadege, Eva Herzigova e più recentemente la giovanissima Lindsey Wixon (la cosiddetta poupée di Donatella e Karl) (2)
Dopo quello scatto sembra quasi essersi avverata la fine di tutto “Potrà sembrare un paradosso, ma come donna una modella non deve piacere: deve piacere come modella e basta. Sono donne che devono avere il grande dono di trasformarsi in fantasmi” (3)

Stephanie Seymour, Christy Turlington, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Cindy Crawford e Naomi CampbellVanity Fair, ph.Mario Testino, Settembre 2008
Lindsey Wixson fotografata da Terry Richardson per iD magazine (2011)

   Con l’avvento degli anni duemila tutto cambiò in quel mondo fino ad allora governato dal protagonismo assoluto, i toni si abbassarono e le nuove supermodelle diventarono semi sconosciute. Il cambiamento era  iniziato con uno stravolgimento storico: la caduta del muro di Berlino del 1989. La moda entrava nei paesi dell’Est Europa e le ragazze da quella parte del mondo ora potevano sognare di viaggiare e imporsi su passerelle importanti, a prezzi più vantaggiosi delle colleghe europee ed americane. Un ricambio facilitato da un mercato sempre più bulimico, affamato di volti nuovi da bruciare in fretta: ragazze dai nomi impronunciabili e non memorizzabili, figlie di una generazione fisicamente differente (basti pensare che una volta l’altezza “giusta” per sfilare era 1 metro e 75, oggi neppure 1 metro e 80 basta più). Viene quindi da chiedersi se oggi una Monica Bellucci potrebbe avere lo stesso successo che ebbe all’epoca.
   Nel giro di due stagioni la carriera di una ragazza viene bruciata: il mercato è diventato disattento, voracissimo e le carriere durano troppo poco per cementare un legame con i designer e le case di moda. Mancano personalità come quelle di Carla Bruni e Naomi Campbell: per una Maria Carla Boscono che si impone, ce ne sono altre cento che si dimenticano.
Mariacarla Boscono per GIVENCHY by Riccardo Tisci, ph.Kerry Hallihan, styling Alastair McKimm, Novembre 2007

    Una delle maggiori denunce rivolte all’estetica contemporanea, sviluppatasi tra la fine degli anni Novanta ed il decennio del Duemila, riguarda inoltre il rispetto per l’età: una delle modelle più belle  è l’olandese Daphne Groeneveld(4), il suo esordio di carriera internazionale a 16 anni scatenò non poche polemiche sullo sfruttamento della sua immagine.
Daphne Groeneveld sulla copertina di NUMERO’ 124 ph.Greg Kadel, Giugno 2011

   Le modelle sono cambiate di pari passo con la politica: negli anni Ottanta c’erano i soldi, gli yuppies, la Milano da bere, e di conseguenza le ragazze erano bellissime, rigogliose e sane. C’era una febbre al rialzo, eccitamento e frenesia, come quel giorno che, dopo il forfait di Claudia Schiffer alla sfilata di Versace, Gianni decise di decolorare in mezzora una sconosciuta Valeria Mazza e facendola sfilare come “la nuova Schiffer”.
Poi, con l’arrivo della crisi e dei grandi lutti del mondo, lo scenario è cambiato: le modelle sono diventate pallide, emaciate, quasi sofferenti. Su di loro regna l’incertezza più totale e bellezze di opulente salute come le modelle di Victoria’s Secret si mescolano a tante new faces indistinte.
Le modelle degli anni Novanta erano vere signore in pelliccia, con un look snob che annunciava qualcosa di esclusivo, profumato e costoso: pretendevano e ottenevano, perché comunicavano da sole l’idea del lusso. Adesso alcune modelle sembrano quasi delle profughe a cui bisogna dire come vestirsi.
Un grunge imperante che alcune ragazze, come la regina del social network Cara Delevingne (5) , sembrano essersi incollate addosso dal giorno del recente esordio di Hedi Slimane con Saint Laurent.
Cara Delevigne al parrucco da Rihanna per la sera dell'ultimo dell'anno 2013 via Instagram
Quindi in Italia chi è rimasto indietro cosa deve fare? La storica agenzia milanese di Riccardo Gay, che lanciò donne bellissime come Carol Alt e Kelly LeBrock, oggi non c’è più. E’ terminata un’epoca “per noi abituati ai tempi di Gianni Versace era impossibile abituarsi alle bellezze pallide dell’Est Europa” (6)
Le modelle erano dive, arrivavano sulle passerelle in auto cabriolet, e anche un ragnetto come Kate Moss si imponeva con la propria personalità magnetica.
“L’unica speranza italiana di statura internazionale è Bianca Balti, il resto è sconosciuto al grande pubblico” (7)
Bianca Balti per L'Oréal Paris 2011



 (1) Marpessa per Polese Ranieri, MARPESSA: DA MUSA AD ARREDATRICE, L’INDUSTRIA DEL LUSSO NON MORIRA’, Corriere Moda, Settembre 2011.
(2) Imperdibile il passaggio del video-documentario THE DAY BEFORE (2010) dove la Versace si infuria con una sedicenne Lindsey durante il fitting semplicemente perché ‘Non può esserci qualcuno più giovane di me sul set !’
(3) La bionda musa di Raf Simons per la campagna DIOR ADDICT ispirata a Saint Tropez e Brigitte Bardot (2012).
(4) Cinque milioni di followers su Instagram @caradelevingne .
(5) Eileen Ford per Proietti Michela, DA NAOMI A VOLTI IGNOTI, D la Repubblica delle donne, Febbraio 2011.

(6) (7) Riccardo Gay per Proietti Michela, DA NAOMI A VOLTI IGNOTI, D la Repubblica delle donne, Febbraio 2011.